Giovolley Aprilia | L’ANGOLO DELLA CULTURA

L’ANGOLO DELLA CULTURA

FOCUS AREA CULTURA DEL 10.04.2018.

BIODIVERSITÀ: PATRIMONIO BIOLOGICO DELLA TERRA

 

Il termine Diversità Biologica o Biodiversità fu coniato nel 1985 da WG Rosen, ma divenne famoso nel 1992 grazie alla convenzione sulla Biodiversità tenutasi a Rio de Janeiro.

Con questo termine si intendono tutte le forme di vita(animali, piante, funghi, pesci, batterie etc.) esistenti sul Pianeta Terra.

Sembra che le specie finora classificate siano 1.750.000 su una stima (secondo la Global Biodiversity Assessment, la “bibbia” della Biodiversità) di circa 13.600.000.

Gli scienziati riescono a catalogarne circa 1.500 ogni anno.

La biodiversità attualmente esistente è il risultato di circa quattro miliardi di anni di evoluzione iniziata con i primi microrganismi e proseguita con processi di mutazione e selezione.

Tuttavia, bisogna considerare che il 99% degli organismi del passato è ormai scomparso a causa di cambiamenti climatici nelle varie aree geografiche: l’ultima estinzione è avvenuta circa 65 milioni di anni fa a causa della collisione di un meteorite sulla superficie terrestre che portò alla scomparsa dei “dinosauri” ed all’espansione dei mammiferi.

Più in dettaglio, la media di estinzione per la specie di mammiferi è di 1 ogni 400 anni, per gli uccelli di 1 ogni 200 anni.

Purtroppo, negli ultimi 400 anni sono scomparse 58 specie di mammiferi e 115 specie di uccelli.

Il responsabile principale di questo attacco alla Biodiversità è l’uomo che con le sue attività sta provocando l’estinzione di specie animali e vegetali e trasformando, drasticamente, il territorio.

In realtà, fino ad un recente passato l’umanità è riuscita a convivere in equilibrio con la natura ma, soprattutto negli ultimi cinquant’anni, si è assistito ad una notevole espansione demografica, ad un utilizzo eccessivo di mezzi chimici e tecnologici secondo logiche squisitamente economiche, ed alla devastazione di interi territori.

Secondo i dati della FAO, nel secolo passato sono andate perdute 3/4 delle biodiversità nel mondo:

- l’80% delle varietà è scomparsa in Messico;

- il 95% delle varietà di cavoli e piselli è scomparsa in USA;

- in Indonesia, 1.500 varietà di riso sono scomparse negli ultimi 15 anni (nel Mondo si è passati da 65 mila varietà di riso a 546);

- In Italia, sino a 100 anni fa si coltivavano circa 400 varietà di frumento. Oggi, poco più di 10.

Qualora, inoltre, si volesse scendere nello specifico (da manifesto sul futuro dei semi. Arsia- Toscana 2006)

 

ORTAGGI VARIETA’ NEL 1903 VARIETA’ NEL 1983 VARIETA’ PERDUTE
Anguria 223 20 91%
Carota 287 21 92.7%
Cavolfiore 158 9 94.3%
Lattuga 497 16 92.8%
Pomodoro 408 79 80.6%

 

In biologia si utilizza il termine sostanze fitochimiche per indicare un insieme di sostanze naturali estremamente disomogeneo ma con caratteristiche comuni:

- Sono tipiche del mondo vegetale;

- Non possono essere sintetizzate dal corpo umano;

- Hanno, spesso, azione protettiva sulla salute umana (attività antiossidante, stimolano il sistema immunitario, riducono la pressione sanguigna, hanno attività antibatterica e/o antivirale…..).

Ottanta mila dei 100 mila metaboliti secondari (sostanze che servono per costruire i composti fitochimici) presenti sul nostro pianeta, vengono sintetizzati dalle piante.

Con la scomparsa continua di specie vegetali non è più possibile avere nuove colture agricole, nuovi materiali da costruzione a basso impatto ambientale, nuovi medicinali e sostanze nutraceutiche.

Con la perdita della diversità aumenta la uniformità e l’uomo è costretto a vivere (come, attualmente, sta accadendo) legando la sua alimentazione (cioè il 90% del suo fabbisogno alimentare) a 14 specie animali e 4 specie vegetali (mais, riso, frumento, patate), con il rischio di andare incontro a fame e carestie per larghe fasce di popolazioni nel momento in cui tali prodotti non saranno più reperibili a causa di malattie o raccolti andati a male.

Il caso più eclatante è quello che si verificò in Irlanda nel 1846, quando la popolazione fu letteralmente dimezzata da morte per fame ed inedia, e un’altra fetta fu costretta ad emigrare perché, avendo basato l’economia agricola esclusivamente sulla coltivazione delle patate ed essendosi verificata, per due anni consecutivi, un’infezione batterica che rese immangiabili questi tuberi, molti irlandesi non riuscirono a sopravvivere.

Per inciso, nell’area Andina (zona di origine delle patate) ne esistevano circa 5 mila varietà, anche se gli agricoltori locali ne coltivavano solo 3 mila.

Fino agli anni sessanta, in un unico campo, se ne potevano raccogliere 45 varietà diverse.

Negli anni ’80 sono scomparse quasi tutte le varietà.

Vi voglio ora sottoporre una mia personalissima considerazione sulla biodiversità collegando questo concetto sia all’Italia sia alla dieta mediterranea che ha avuto, dall’ONU, il riconoscimento di Bene immateriale dell’Umanità.

Dal mio punto di vista, il patrimonio faunistico e botanico presente in Italia è nato attraverso i secoli dal fatto che i nostri antenati hanno accettato conservandolo, usandolo e quindi facendolo, tutto ciò che costituiva una novità per il nostro territorio: in botanica si dice ospitare specie aliene; noi, più comunemente, diremmo accettare lo straniero.

Dico ciò perché il Mediterraneo e, nel nostro caso, l’Italia, non è mai stato un paradiso benedetto dal Signore ma tutto si è dovuto costruire con grande fatica: la montagna non offre campi coltivati e per ottenerli si è dovuto ricorrere ai terrazzamenti e, quindi, ad innalzare le macere.

La pianura che, teoricamente, si presta alla coltivazione, o è sottoposta a periodiche inondazioni o esiste sotto forma di paludi: in ambedue i casi, per ottenere pianure sfruttabili si è dovuto combattere contro l’acqua.

Questa lenta, lentissima conquista ha permesso lo sviluppo dell’agricoltura e delle sue piante.

Quali sono le piante presenti nel nostro territorio e, soprattutto, sono piante locali o piante straniere?

Immaginate, dunque, di andare in giro lungo tutta l’ Italia e, con un’ipotetica bacchetta magica, di far sparire tutte quelle piante ed alberi (soprattutto commestibili) che non sono originarie della nostra nazione: di piante “italiane” ne risulterebbero ben poche.

 

PIANTE CHE PROVENGONO DALL’ORIENTE

CEREALI LEGUMI ORTAGGI
Grano Lenticchie Carciofi Spinaci Carote (no arancioni-USA)
Farro Piselli Melanzane Aglio Cetriolo
Orzo Fave Cavolfiori Cipolla Basilico
Riso Lenticchie Porri Canna da zucchero
Segale

 

ALBERI
Olivo Vite Mandorlo Arance amare Cedro
Fico Pero Ciliegio Limoni
Pesco Melo Melograno Carrubo
Albicocco Prugno Cotogno Giuggiolo

 

ANIMALI
Montone
Capra
Bovini
Galline

 

PIANTE CHE PROVENGONO DALL’AFRICA

Melone, cocomero, fagioli con l’occhio.

 

PIANTE CHE PROVENGONO DALL’AMERICA

Patata/ Mais/ Pomodoro/ Fagioli/ Peperoni/ Amaranto/ Zucche e zucchine/ Girasole/ Fico d’India/ Cacao/ Tabacco/ Tacchino

 

PIANTE CHE PROVENGONO DAL MEDITERRANEO

Lampascione/ Tarassaco/ Cicoria.

 

Un’ultima considerazione: abbiamo alimenti/cibi che non sono solamente un vanto di alcune zone dell’Italia ma, addirittura, gli stranieri (e noi stessi) ci identificano con alcuni piatti tipici.

Alcuni esempi:

– Il Nord si identifica nella polenta, tanto è vero che noi del centro e del sud li chiamiamo polentoni;

– Il fico d’India caratterizza il paesaggio siciliano: non c’è film sulla mafia o cartolina di questa isola che non porti l’immagine di tale pianta;

– Per gli stranieri, i piatti che associano all’immagine dell’Italia sono:

* Spaghetti

* Pizza

Ma le cose stanno proprio così? Vediamo.

1) Polenta:

Il termine polenta viene dal latino puls= polvere ad indicare la farina che veniva usata per prepararla.

Ma non era ottenuta dal mais bensì da farro, orzo, miglio che venivano prima macinati e poi cotti in acqua per ottenere questa “pappetta “ molto usata nell’antichità.

Quindi, l’etimologia è ROMANA.

Bisogna aspettare il 1500 e la scoperta dell’America perché il mais (sconosciuto agli Europei) arrivi prima in Spagna e, poi, in tutta Europa, ed entri nell’alimentazione, in particolare, delle popolazioni povere.

Quindi la polenta, tanto cara alle genti del Nord Italia nasce da un “extracomunitario” portato dal centro-sud America fino alla nostra tavola.

 

2) Fico d’ India:

Anche questa pianta è originaria dell’America Centrale: osservando la bandiera messicana si nota uno stemma centrale dove è disegnata un’aquila appollaiata su un fico d’India.

Nel bacino mediterraneo ha trovato un habitat ideale dove svilupparsi soprattutto nelle zone soleggiate come la Sicilia, il Sud Italia e parte dell’Africa.

 

3) Pizza: prodotto tipico italiano?

Per non dilungarci, semplificheremo notevolmente il discorso dicendo che la pizza classica si prepara con l’impasto base, il pomodoro e la mozzarella.

  1. a) L’impasto base che chiamiamo pizza, altro non è che una focaccia tonda e schiacciata di probabile origine siriana con funzione di pane che poteva essere facilmente trasportato.

Il termine pita/ pitta di origine araba ha dato origine alla parola pizza.

Da ricordare come gli antichi testi latini e greci non riportino mai tale termine.

  1. b) Pomodoro: originario del Messico, fu portato in Europa nel 1500 dallo Spagnolo Cortes. Non era ritenuto commestibile anzi, addirittura velenoso e, per tale motivo, veniva relegato nei giardini come pianta ornamentale per i suoi fiori vistosi. Bisogna aspettare gli inizi dell’800 per vedere questo frutto abbinato alla pasta nella città di Napoli.
  2. c) Mozzarella: i bufali sono originari della Mesopotamia (attuale Iran e Iraq) e fu Agilulfo, Re dei Longobardi, a portarli nel 568 in Italia. Animale rustico e resistente, si insediò facilmente nelle zone paludose della nostra penisola; solo in un secondo tempo si utilizzò il latte per ottenere la mozzarella (circa nel 1400).

Degli spaghetti parleremo un’altra volta.

Riassumendo:

  • Polenta: Puls latin . farro, miglio, orzo, pellagra- Vit. P.P..
  • Fico d’India: originario del Centro America: bandiera messicana; usi: Chiarifica le acque (filtro) soprattutto e anche consumo animale, colesterolo, trigliceridi (mucillagine) e glicemia, produrre biogas e coloranti naturali, epatoprotettore.
  • Spaghetti: Scritto nel IX secolo d.c. dal medico siriano Jesu Bar Ali.
  • Itria o tria: pasta filiforme di semola che viene fatta essiccare prima della sua cottura. Risale al sec XIII° la traduzione italiana di questo termine in TRIA (Ancona), Minutelli (Venezia), Vermicelli (Toscana).
  • Pizza: probabile origine siriana; pita/ pitta: focaccia tonda e schiacciata che accompagna il piatto principale oppure, scaldata, viene farcita con carni o verdure; Pizza (Italia Centrale) = focaccia bianca salata; Pizza Napoletana per distinguerla dalle precedenti. Gli antichi testi latini o greci non riportano questo termine.
  • Mozzarella: bufale della Mesopotamia e nel 568 viene introdotta dai Longobardi in Italia. Il termine mozzarella compare per la prima volta nel 400, dapprima come “mozza” da mozzatura.
  • Basilico: originario dell’India, il Re degli odori; il suo raccolto era proibito alle donne: solo la famiglia reale era autorizzata al suo raccolto usando coltelli o falci d’oro; panta sacra.
  • Pomodoro: Messico. Nel 1500 lo spagnolo Cortes lo portò in Europa. Fino al 1800 solo nei giardini.

 

 “Il tuo Cristo è ebreo

La tua democrazia è greca

Il tuo caffè brasiliano

I tuoi numeri arabi

Il tuo alfabeto latino

Solo il tuo vicino è straniero”.

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